Grande Cucina

Dalle Alpi all’Etna, sei indirizzi Relais & Châteaux raccontano la cucina italiana patrimonio UNESCO

Dalle Dolomiti all’Etna, sei insegne d’eccellenza celebrano la cucina italiana patrimonio UNESCO attraverso territorio, biodiversità, convivialità e tradizioni gastronomiche. È la “Route du Bonheur” firmata Relais & Châteaux.

La cucina italiana come racconto di territori, biodiversità, tradizioni e comunità. Dopo il recente riconoscimento UNESCO che ha inserito la Cucina Italiana nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, Relais & Châteaux celebra questo traguardo attraverso un itinerario gastronomico che attraversa la Penisola, dalle Dolomiti all’Etna, mettendo in rete sei indirizzi simbolo dell’alta ospitalità e della ristorazione italiana.

Più che una semplice selezione di ristoranti e dimore d’eccellenza, la “Route du Bonheur” firmata Relais & Châteaux diventa così un viaggio nei valori che definiscono oggi l’identità della cucina italiana, fatto di legame con il territorio, trasmissione dei saperi, convivialità, tutela della biodiversità e ruolo delle comunità locali.

Dalle Dolomiti una cucina di montagna che valorizza il territorio

Terra - The Magic Place

Il percorso prende il via in Alto Adige, al Relais & Châteaux Terra – The Magic Place (2 Stelle Michelin e 1 Stella Verde), dove lo chef Heinrich Schneider traduce il paesaggio alpino in una cucina essenziale e profondamente radicata nell’ambiente che lo circonda. A oltre 1.600 metri di quota, erbe spontanee, funghi e ingredienti di montagna diventano espressione di una cultura gastronomica che nasce dall’osservazione della natura e dal rispetto dei suoi ritmi.

Il racconto dei territori italiani attraverso l’alta cucina

Fabio Pisani Stefania Moroni Alessandro Negrini Aimo e Nadia Milano

In Lombardia, Il Luogo Aimo e Nadia (1 Stella Michelin) continua a raccontare l’Italia attraverso i suoi territori produttivi. Guidato dagli chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani insieme a Stefania Moroni, il ristorante interpreta il patrimonio gastronomico nazionale come un mosaico di paesaggi e filiere. Emblematica in questo senso è l’esperienza “Territori”, sviluppata in collaborazione con il Politecnico di Milano, che trasforma ingredienti, produttori e tradizioni locali in un racconto gastronomico immersivo.

Dal Pescatore

Sempre in Lombardia, Dal Pescatore Santini (3 Stelle Michelin e 1 Stella Verde) rappresenta uno degli esempi più autorevoli di trasmissione del sapere culinario tra generazioni. Da un secolo la famiglia Santini custodisce e rinnova una cultura gastronomica che affonda le radici nel territorio compreso tra Cremona e Mantova. Qui la tradizione non è conservazione statica, ma evoluzione continua, come dimostrano piatti iconici quali i Tortelli di Zucca, diventati simbolo di una memoria gastronomica capace di dialogare con il presente.

Quando la cucina crea comunità e valorizza le filiere locali

Arnolfo

In Toscana, Arnolfo Ristorante (2 Stelle Michelin) mette invece al centro il concetto di comunità. Lo chef Gaetano Trovato ha costruito negli anni una rete di relazioni che coinvolge collaboratori, produttori, artigiani e giovani professionisti. La cucina diventa così uno spazio di incontro e crescita collettiva, dove i sapori delle Crete Senesi e del litorale tirrenico si intrecciano a una visione contemporanea dell’ospitalità.

Don Alfonso

Scendendo in Campania, Don Alfonso 1890 (1 Stelle Michelin e 1 Stella Verde) racconta il valore della convivialità come elemento fondante della cultura gastronomica mediterranea. Tra gli agrumeti e gli uliveti della Penisola Sorrentina, la famiglia Iaccarino continua a promuovere una cucina che nasce dai prodotti biologici dell’azienda agricola Le Peracciole e che trova nella condivisione del pasto, del racconto e delle esperienze il suo significato più autentico.

Gastronomia italiana, identità e territorio: il filo conduttore del viaggio

Monaci delle Terre Nere

Il viaggio si conclude alle pendici dell’Etna, dove Monaci delle Terre Nere ha fatto della biodiversità il cuore del proprio progetto gastronomico. Oltre 150 varietà autoctone di alberi da frutto, il recupero di semi antichi e una produzione agricola interna alimentano la cucina dell’executive chef Onofrio Pagnotto, che interpreta il territorio vulcanico attraverso ingredienti stagionali, pesca sostenibile e valorizzazione delle eccellenze locali.

Sei tappe differenti, unite da una stessa visione che mette al centro la cucina come patrimonio vivo, capace di custodire identità, paesaggi e culture. Un racconto che trova oggi nuova rilevanza nel riconoscimento UNESCO e che Relais & Châteaux traduce in un percorso gastronomico lungo tutta la Penisola, dove ogni tavola diventa espressione autentica del territorio che la circonda.

a cura di Mariacristina Coppeto