Il Pasticcere e Gelatiere

Oriente-mania: oltre la moda, ecco le opportunità

Vediamo come esplorare nuovi orizzonti senza perdere le proprie radici. Con ingredienti versatili, esperienze coinvolgenti e un’estetica iconica, creando qualcosa di personale e memorabile, senza confondere i clienti e rafforzando la propria identità.

Negli ultimi anni, l’Oriente-mania ha conquistato il mondo del food, portando con sé un’ondata di curiosità per sapori, tecniche e tradizioni dell’Asia orientale con particolare focus sul Giappone.
Ma come può un pasticcere italiano cavalcare questa tendenza senza snaturare la propria identità? Come trasformarla in un’espressione autentica di sé?

Frutti orientali: nuovi alleati creativi

Ume

L’ume

Di casa in Giappone: una varietà di albicocca che può essere consumata solamente da cotta (confetture, messa sottaceto e fermentata – umeboshi), e che in pasticceria può essere interessante sottoforma di vino o liquore (umeshu). Non hanno certo bisogno di presentazione, eppure in pochi li associano alla pasticceria e ne vedono le potenzialità: litchi e kumquat, rispettivamente “ciliegia della Cina” e “mandarino cinese”, sono molto versatili.

Lo yuzu

Agrume originario dell’Asia orientale, è ormai un ingrediente familiare anche in Occidente grazie al suo sapore unico, un mix di limone, lime, bergamotto e pompelmo con una nota aromatica inconfondibile. La sua versatilità lo rende perfetto per la pasticceria: ideale da trasformare in bagna (per torte, o perché no anche per babà), salsa (destinata alla variegatura di gelati), base per mousse e bavaresi. Può essere usato in creme, ganache, sorbetti o gelatine per aggiungere freschezza e un twist esotico a dessert classici. Perfetto con il cioccolato, anche in cottura.

We love Sake, non solo da bere

sake

Il sake, bevanda fermentata a base di riso, acqua, koji e lieviti, porta in pasticceria un sapore sottile e complesso che riassumiamo con la parola umami, note che variano dal fruttato all’umami, appunto, a seconda della tipologia (come Junmai, Ginjo o Nigori ad esempio). Può essere ridotto in sciroppi per inzuppare sponge cake, usato per marinare frutta o incorporato in ganache al cioccolato per un dessert dal gusto sorprendente. Un esempio concreto viene dall’articolo “Al Cioccolato Piace il Sake” sul blog di Sake Company (mettere link https://sakecompany.com/blogs/sake-blog/29855937-al-cioccolato-piace-il-sake) racconta di una esperienza con il popolare Norihiko Terai, che esplora come il sake possa esaltare la ricchezza del cioccolato con la sua dolcezza delicata e il suo retrogusto leggermente terroso. Un pasticcere potrebbe creare dei cioccolatini al sake o una torta umida con un leggero sentore di questa bevanda, mantenendo il proprio stile ma aggiungendo un elemento distintivo.
L’integrazione del sake in pasticceria non si limita agli ingredienti: può diventare il fulcro di un’esperienza sensoriale che coinvolge i clienti in modo nuovo. Le degustazioni di sake abbinate a dolci stanno diventando una tendenza, e un pasticcere può sfruttarle per educare il pubblico e valorizzare le proprie creazioni. La chiave sta nella scelta del sake e nell’abbinamento con i dessert, tenendo conto delle sue diverse sfumature:

– Sake secchi (Junmai o Honjozo): con le loro note terrose e di umami, si sposano bene con dolci ricchi e cremosi, come una cheesecake o un flan. La secchezza del sake pulisce il palato, bilanciando la dolcezza.

– Sake aromatici (Ginjo o Daiginjo): caratterizzati da profumi fruttati e floreali, sono perfetti con dolci leggeri a base di frutta, come una tartelletta allo yuzu o un semifreddo alle fragole. L’aroma del sake amplifica la freschezza del dessert.

– Sake dolci (Nigori o sake da dessert): ideali per contrastare dolci aciduli, come una meringata al limone, aggiungendo una dolcezza morbida senza appesantire.

Organizzare una degustazione significa anche giocare con la temperatura del sake (freddo, tiepido o caldo) e il tipo di bicchiere (un ochoko per sake caldo, un calice da vino per sake aromatici), come suggerito nel documento sulla degustazione del sake. Un pasticcere potrebbe proporre un piccolo menu degustazione – magari un dolce al cioccolato con sake Junmai caldo e un sorbetto allo yuzu con sake Ginjo freddo – creando un’esperienza che unisce tradizione orientale e creatività locale.

L’estetica: il Wabi Sabi

Wabi Sabi

“Wabi” si riferisce a una bellezza rustica, sobria e modesta. È l’apprezzamento per ciò che è essenziale, privo di eccessi o artifici. “Sabi” evoca la bellezza che emerge del tempo che passa, come quella di un frutto maturo con qualche imperfezione. Quando uniti, wabi e sabi creano un’estetica che rifiuta la perfezione simmetrica e artificiosa tipica della cultura occidentale moderna, privilegiando invece ciò che è transitorio, incompleto e autentico. In un’epoca dominata da decorazioni elaborate, il wabi-sabi invita a “togliere” piuttosto che aggiungere, valorizzando la forma naturale dei dolci. Questo si traduce in:

– Presentazioni minimaliste: spazio vuoto sul piatto per far risaltare il dessert, senza sovraccaricarlo di decorazioni.

– Elementi naturali: uso di colori tenui, texture organiche o dettagli come fiori eduli che richiamano la stagionalità.

– Imperfezione autentica: forme leggermente irregolari o superfici non perfettamente lisce, che rendono ogni dolce unico e vivo.

Un esempio potrebbe essere un dolce allo yuzu e sake servito su un piatto grezzo, con una spolverata di zucchero a velo e una foglia di shiso come unico decoro. Questa estetica non solo è visivamente affascinante, ma evoca un senso di calma e connessione con il momento presente, arricchendo l’esperienza del cliente.

Foto: apertura Adobe Stock; umeboshi Wikimedia; sake e dolce Freepik

a cura di Chiara Cajelli e Lorenzo Ferraboschi di “The Sake Company”