Ci sono ristoranti che colpiscono per la tecnica. Altri, invece, conquistano per l'atmosfera.
Da Grow Restaurant, ad Albiate, in Brianza, le due cose convivono con naturalezza. Appena varcata la soglia, infatti, il ritmo rallenta: luci soffuse, legno, pietra e materiali grezzi disegnano uno spazio essenziale e caldo, dove tutto sembra invitare a concentrarsi su ciò che arriverà nel piatto.
I fratelli Vergine, cucina e sala
A fare gli onori di casa sono i fratelli Matteo e Riccardo Vergine, giovani, sorridenti e perfettamente complementari. Matteo, chef, traduce il territorio in una cucina contemporanea che ha nel fuoco il suo linguaggio privilegiato. Riccardo, invece, accoglie gli ospiti in sala e, da sommelier, costruisce abbinamenti capaci di accompagnare il racconto gastronomico senza mai sovrastarlo. In pochi anni, il loro progetto è stato premiato dalla Guida Michelin con la Stella Verde per la sostenibilità e, successivamente, con la Stella Rossa, oltre al riconoscimento come Young Chef.

La filosofia: biodiversità lombarda e cotture alla brace
La filosofia di Grow è ormai ben definita: valorizzare la biodiversità lombarda, dalla selvaggina alle erbe spontanee, passando per il pesce d’acqua dolce e i prodotti dell’orto. La cucina si ispira infatti al mondo dei trappeur, fatta di essenzialità, rispetto delle stagioni e cotture alla brace. Il nuovo menu, che accompagna i clienti dalla primavera all’estate, si intitola “Benvenuti nella stagione dell’acqua” e segue questo percorso con grande coerenza. Il tema dell’acqua attraversa infatti l’intera degustazione, senza però diventare un esercizio concettuale, ma accompagnando ingredienti e consistenze in modo discreto.
I piatti simbolo della stagione
Il percorso evita volutamente il prevedibile. La quaglietta alla brace con piselli e lardo marino, ad esempio, è uno di quei piatti che raccontano il fuoco senza sopraffare la materia prima. La battuta al coltello con ceci e ricci di mare, invece, gioca sull’incontro tra dolcezza e sapidità, con una precisione quasi chirurgica. Poi arriva il petto di germano alla mediterranea con cozze e agretti, forse il piatto manifesto della casa: qui selvaggina e mare convivono con sorprendente naturalezza, dimostrando come il territorio possa essere interpretato senza rigidità né manierismi. A completare l’esperienza, infine, c’è il lavoro di Riccardo sulla carta dei vini, costruita in piena sintonia con la cucina e aperta anche a fermentazioni, kombucha e abbinamenti non convenzionali, sempre alla ricerca del miglior equilibrio tra piatto e bicchiere.

Le cene a quattro mani
Accanto all’attività quotidiana del ristorante, Grow continua inoltre a coltivare un progetto diventato negli anni uno degli appuntamenti più attesi dagli appassionati: le cene a quattro mani con chef italiani ed europei, accomunati dalla stessa sensibilità gastronomica. Attualmente è in corso il calendario primavera-estate. Dopo la pausa estiva, invece, gli incontri riprenderanno in autunno insieme al nuovo menu stagionale, confermando la volontà dei fratelli Vergine di fare del ristorante anche un luogo di confronto, ricerca e dialogo tra cucine diverse.
Un linguaggio gastronomico personale
È proprio questa la sensazione che si porta via lasciando Grow: quella di una cucina che non rincorre la spettacolarizzazione, ma sceglie di raccontare con sincerità il paesaggio che la circonda. Una Brianza agricola, selvatica e sorprendentemente ricca, trasformata così in un linguaggio gastronomico personale, elegante e profondamente contemporaneo.
Grow Restaurant
Via S. Valerio 4 – Albiate (MB)
Numero Coperti: 20
Numero personale di sala: 2
Numero personale di cucina: 3
Scontrino medio: 150 euro
a cura di Barbara Sgarzi



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