Il bianco al momento più amato d’Italia continua a conquistare spazio e prestigio, tanto che oggi sono due nomi storici del vino piemontese come Braida e Pio Cesare a presentare le loro prime etichette dedicate a questo vitigno dei Colli Tortonesi.
Un segnale che conferma la crescita di una varietà capace, negli ultimi anni, di conquistare critica e mercato grazie alla sua straordinaria capacità di coniugare struttura, freschezza e longevità.
Un percorso che avevamo raccontato nel nostro approfondimento dedicato al Timorasso, dalle origini della sua rinascita alle caratteristiche che lo hanno reso uno dei bianchi italiani più interessanti da seguire.
Oggi quella storia si arricchisce di un nuovo capitolo, con due nomi pesanti della viticoltura piemontese, famosi per i grandi rossi, che entrano in campo con tutta la loro competenza e savoir-faire.

Braida e la nuova sfida del Timorasso
Per Braida, il Timorasso rappresenta un nuovo capitolo. La storia dell’azienda, infatti, inizia oltre sessant’anni fa ed è sempre stata guidata dalla voglia di sperimentare, senza però perdere il legame con il Piemonte. La famiglia Bologna ha costruito la propria identità attorno alla Barbera, diventandone uno degli interpreti più autorevoli. Oggi, invece, sceglie di confrontarsi con uno dei vitigni bianchi simbolo della regione. La scelta ricade infatti su una varietà che condivide molte caratteristiche care alla filosofia aziendale: struttura, personalità e una spiccata capacità di evolvere nel tempo. Il vino nasce da vigneti dei Colli Tortonesi, ma viene vinificato nella storica cantina di Rocchetta Tanaro. In questo modo, il progetto unisce idealmente due territori piemontesi, guardando alla longevità e all’identità del vitigno. La prima annata è la 2023, già in commercio. La seconda, invece, riposa in cantina, mentre la terza è attualmente in fermentazione.
«Abbiamo scelto il Timorasso perché assomiglia ai nostri vini, alla Barbera che tanto amiamo: ha struttura, profondità, capacità di evolvere nel tempo, è ostinato ed espressivo», racconta Giuseppe Bologna. «Vinificare un bianco a Rocchetta, per la prima volta, significa rimettersi in gioco con la curiosità e il rigore che ci accompagnano da sempre. Questo Timorasso è l’assaggio di un progetto identitario e, insieme, un segnale chiaro: Braida, nata rompendo gli schemi, continua a trasformarsi con naturalezza».
La vinificazione avviene in acciaio. L’affinamento, invece, prosegue in vasche di cemento, a contatto con le fecce fini. Questa scelta punta a preservare tensione, profondità e complessità aromatica, valorizzando al tempo stesso la naturale vocazione all’invecchiamento del Timorasso.
Pio Cesare realizza il sogno del capostipite
Per la storica casa di Alba, il progetto nasce da lontano. Era stato infatti Pio Boffa, già una decina di anni fa, a intuire il potenziale del Timorasso. Lo immaginava come il bianco capace di esprimere la stessa profondità e vocazione all’invecchiamento che il Nebbiolo offre nei grandi Barolo e Barbaresco. Nel 2018, dunque, la famiglia acquista un vigneto di 2,5 ettari a Vho, sulle colline tortonesi. Il progetto, però, procede senza fretta. Solo nel 2021, quando diventa possibile vinificare le uve nella storica cantina di Alba, vengono infatti impiantate le viti. È Federica Boffa Pio, quinta generazione della famiglia, a trasformare definitivamente in realtà l’idea del padre, prematuramente scomparso.
Il risultato è il Derthona Timorasso Riserva Colli Tortonesi DOC, che debutta con l’annata 2023 in circa 3.000 bottiglie e 120 magnum. “Con il Timorasso ci confrontiamo per la prima volta con un’uva autoctona: è una sfida diversa, che ci mette davanti a un vitigno dal carattere autonomo e con una storia tutta da scrivere. Bisogna procedere per ascolto, intuizione e pazienza”, racconta Federica Boffa Pio, durante la presentazione milanese dell’etichetta, alla Trattoria Piemontese.
Le uve provengono da un vigneto esposto a sud, su terreni calcareo-marnosi di origine marina, a circa 250 metri di altitudine. Dopo la raccolta manuale, una parte delle uve viene sottoposta a criomacerazione, mentre la restante è pressata direttamente. Il vino affina per circa dodici mesi in acciaio e poi riposa in bottiglia per quasi due anni prima della commercializzazione, ottenendo così la qualifica di Riserva.
Un vitigno ormai entrato tra i grandi bianchi italiani
Le due presentazioni sono avvenute in momenti diversi, ma raccontano la stessa storia. Quando due aziende che hanno costruito la propria reputazione su Barbera, Barolo e grandi rossi decidono di investire tempo, vigneti e ricerca sul Timorasso, il segnale è chiaro: questo vitigno ha ormai raggiunto una piena maturità. Del resto, era stato recuperato dall’oblio grazie al lavoro pionieristico di alcuni produttori dei Colli Tortonesi, e oggi quel percorso trova finalmente conferma.
a cura di Barbara Sgarzi



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