Da nord a sud, fenomeni meteo estremi mettono a rischio i vigneti e la prossima vendemmia: non solo siccità e temperature elevatissime, ma anche grandinate sempre più violente.
Secondo le elaborazioni di Italy for Climate sui dati dello European Severe Weather Database, gli eventi meteoclimatici estremi censiti in Italia sono passati da circa 1.000 nel 2019 a oltre 2.300 nel 2026. Tra questi, le grandinate intense mostrano l’aumento più marcato: da 281 episodi nel 2019 a 777 nel 2025, quasi il triplo in appena sei anni.
Gli effetti dello stress da caldo sulla vite
Le alte temperature, infatti, provocano numerose alterazioni fisiologiche nella pianta:
– diminuzione dell’efficienza fotosintetica;
– chiusura stomatica e riduzione degli scambi gassosi;
– disidratazione dei tessuti e denaturazione delle proteine;
– accumulo di radicali liberi (ROS), molecole che accelerano l’invecchiamento del vino;
– riduzione della fertilità delle gemme e minore accumulo di zuccheri.
Dal punto di vista qualitativo, gli effetti più evidenti riguardano invece la riduzione degli antociani, la degradazione degli aromi varietali, la perdita di acidità e mosti più instabili e facilmente ossidabili.
Come spiega Alessandro Leoni, ideatore del protocollo insieme al professor Marco Esti dell’Università della Tuscia: «Le temperature superiori ai 35°C, associate a elevata radiazione solare e ridotta disponibilità idrica, compromettono il normale metabolismo della pianta».
Il Protocollo ZEI: viticoltura rigenerativa e zero impatto
Nasce da qui il Progetto ZEI (Zero Environmental Impact), con l’obiettivo di sviluppare un modello di viticoltura rigenerativa capace di coniugare sostenibilità ambientale, qualità enologica e innovazione tecnico-scientifica. Ideato dal Prof. Marco Esti e dal Dott. Alessandro Leoni, il protocollo è frutto di anni di ricerca sperimentale validata in vigneti produttivi italiani.
La filosofia alla base è chiara: proteggere la vite non solo con fitofarmaci di sintesi, ma attivando i meccanismi naturali fisiologici e biochimici della pianta. Il protocollo utilizza infatti estratti vegetali, biostimolanti, corroboranti e sostanze naturali capaci di aumentare la resistenza della vite agli stress biotici e abiotici, tutelando al tempo stesso biodiversità, suolo e risorse idriche.
Un sistema che va oltre il biologico
L’approccio promosso da Leoni supera il concetto tradizionale di viticoltura biologica, proponendo un sistema orientato al “zero impatto ambientale”, in cui salute della pianta, del terreno e dell’ecosistema diventano elementi centrali della qualità finale del vino.
All’interno del protocollo assume particolare importanza la gestione degli stress climatici, oggi tra le principali criticità della viticoltura mediterranea. Le strategie preventive si basano sull’impiego di biostimolanti, induttori di resistenza, estratti di alghe, lisati proteici e molecole osmoprotettrici come la glicinbetaina, capaci di preservare l’efficienza fisiologica della vite attivando i suoi stessi geni di resistenza.
Il Protocollo ZEI, dunque, punta su strategie ecosostenibili da estratti vegetali per mitigare gli effetti dello stress termico estivo, approfondendo il ruolo dei biostimolanti nel migliorare la resilienza del vigneto secondo i principi della viticoltura sostenibile.
a cura di Redazione Italian Gourmet



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