Grande Cucina

Il Vinitaly dei ragazzi

Quattromila espositori, oltre novantamila presenze, centotrentacinque Paesi rappresentati.

L’edizione numero 58 del Vinitaly, andata in scena la scorsa settimana, ha delineato i profili solidi ma non entusiasti del nostro sistema vino, alle prese con le pesanti incertezze della situazione geopolitica mondiale.
Ma a fronte di tutti i dubbi e le cautele del momento, il fil rouge più interessante e propositivo riguarda i ragazzi, produttori o consumatori che siano.

Una pletora di protagonisti sospesi tra la fine dello scorso millennio e gli anni ‘20 di quello nuovo. Tanto da far pensare che il Vinitaly sarà sempre più segnato da esigenze e umori delle nuove generazioni.

Un sentiment che ha indotto perfino aziende storiche e super strutturate come Bisol 1542 a ideare una nuova linea di prosecchi – Cuvée Eroiche Extra Dry e Brut – pensati specificamente per il consumo al bicchiere.

Giovani, sostenibilità e nuovi consumi

Ma non è solo questo. L’Ismea ha messo nero su bianco come il 40% dei trentenni sia disposto a spendere fino a tre euro in più per godersi una bottiglia di vino prodotta secondo le migliori pratiche dell’ecosostenibilità. Cifra che sale fino a cinque euro per il 20% dei giovani.

Dati che certificano a livello enologico quello che il mondo fa rimbalzare a livello sociale, da un continente all’altro, ovvero l’attenzione per l’ambiente, il rispetto per chi lavora in vigna e in cantina, la credibilità dei produttori.

Non a caso, sono soprattutto giovani i vignaioli membri dell’associazione B-Corp (Benefit Corporations) Italia, realtà mondiale di aziende dagli elevati standard di performance sociale e ambientale, che ha presentato proprio al Vinitaly il “Wine label design challenge”.

La sfida di un nuovo concetto di etichette come garanzia e racconto di valore, che si tratti del primo produttore certificato bio di Prosecco Superiore DOCG Valdobbiadene (azienda Perlage) o di Marcel Zanolari, vignaiolo biodinamico valtellinese con le sue vigne terrazzate. A idearle, giovani designer di tutto il mondo sotto la supervisione del NABA, la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.

Nuove storie di vignaioli

Al di là dei protagonisti del B-Corp, i ragazzi comunque sono gli attori attesi e consapevoli della nuova scena enologica, da una parte all’altra d’Italia.

Come la siciliana Serena Costanzo, laurea in Scienze e Tecnologia Agraria, master a Montpellier e tirocinio a Bordeaux (Chateau d’Armailhac, che segue tutti i progetti sperimentali in vigna, a partire da quelli sulle piante pre-filossera, “Perché i nostri vini – Serena conduce l’azienda Palmento Costanzo insieme alla mamma – non sono fatti per i mercati, ma per salvaguardare e raccontare l’identità della terra dell’Etna, dal Carricante al Nerello Mascalese”.

Tra eredità e percorsi personali

Ci sono figli che si inventano il mestiere quasi dal nulla. Lorenzo Serra Cervetti, genovese, erede della famiglia Gallini (quella a cui è intitolato uno dei poli sanitari più prestigiosi d’Italia, l’ospedale Gaslini, fondato dal bisnonno). Perde il padre bambino, è un adolescente scapestrato, uno studente di Legge che si laurea senza particolare vocazione.

Ma il vino, il vino gli interessa eccome. E la pieve medievale di famiglia, con seicento ettari adagiati tra Bolgheri e vigne del Chianti, lo rapisce. “Ho fatto tutto da me, imparando, spiando, assaggiando, confrontandomi. Faccio parte del Consorzio Chianti Terre di Pisa, produco mezzo milione di bottiglie, mia sorella si occupa del marketing.

In ogni bottiglia mettiamo attenzione, buone pratiche e la voglia di noi ragazzi di far conoscere questa terra, tanto bella quanto poco conosciuta”.

Il ritorno e la continuità familiare

Ci sono figli d’arte che tornano, come Marianna Velenosi, laurea in Economia aziendale alla Bocconi e specializzazione in Marketing management.

Una posizione importante presso la sede ginevrina di Nicolas, distributore di vini con cinquecento punti vendita in Francia.

Ma dopo una vacanza a casa per Natale, tra chiacchiere sul vino e affetti ritrovati, Marianna chiede a sua madre Angela, vulcanica vignaiola marchigiana, di entrare in azienda, affiancando il fratello Matteo, enologo con esperienze tra California e Borgogna. “Sapevo che il confronto soprattutto con mia madre non sarebbe stato facile. Ma ce l’abbiamo fatta, e oggi siamo un trio di appassionati entusiasti nel nome del vino”.

Innovazione e futuro del vino

E infine ci sono i figli predestinati, come Davide Abbona, che insieme alla sorella Valentina è il nuovo volto della Marchesi di Barolo.

Scuola Enologica ad Alba, laurea in Lingue & Economia alla Cattolica di Milano, ma soprattutto un amore totalizzante per la terra, tanto da diventare responsabile a pieno titolo della produzione.

Tra una Barbera e un Barolo ha creato un vino clamorosamente diverso, prendendo in custodia la vigna più alta di Barolo e piantando viti di Sauvignon ai piedi del Castello della Volta.

Si è ispirato al Sancerre e i risultati gli hanno dato ragione. Perché quando i ragazzi si impegnano, il futuro sorride. Anche nel vino.

Foto: Adobe Stock

a cura di Licia Granello