Grande Cucina

La brace basca conquista il mondo: Asador Etxebarri è il miglior ristorante dei The World’s 50 Best Restaurants 2026

Dopo due secondi posti consecutivi, questa volta è arrivato il primo. Asador Etxebarri, il ristorante di Bittor Arguinzoniz ad Atxondo, nei Paesi Baschi, è stato proclamato The World’s Best Restaurant di quest'anno.

La cerimonia dei The World’s 50 Best Restaurants 2026 si è svolta a Lima, in Perù, nella notte italiana tra il 4 e il 5 novembre. Sul podio salgono anche Gaggan di Bangkok (secondo) e Alchemist di Copenaghen (terzo). L’Italia, invece, piazza cinque ristoranti nella Top 50, mentre Jessica Rosval è la miglior chef donna del mondo.

Asador Etxebarri, il fuoco come strumento di precisione

Immerso nel verde tra Bilbao e San Sebastián, Asador Etxebarri ha fatto della cucina alla brace la propria firma. Arguinzoniz, infatti, usa il fuoco come uno strumento di precisione, con griglie e attrezzi progettati su misura per ogni ingrediente. Il risultato è una cucina essenziale, che riduce al minimo il superfluo e trasforma materie prime semplici e di altissima qualità in piatti indimenticabili.

Il locale, peraltro, ha una stella Michelin e si aggiudica anche il titolo di The Best Restaurant in Europe. Secondo Rikki Tidball, direttrice generale degli eventi di The 50, la vittoria premia proprio questa dedizione alla qualità degli ingredienti.

I ristoranti italiani: Piazza Duomo in testa

Tra gli italiani, il primo è Piazza Duomo di Enrico Crippa, ad Alba, che sale dal 32° al 20° posto. Raccoglie così il testimone di Lido 84, sedicesimo nel 2025 e nel frattempo chiuso.

La scalata più impressionante, tuttavia, è quella di Al Gatto Verde di Modena, che passa dal 92° al 24° posto, con ben 68 posizioni guadagnate. Il ristorante si trova all’interno di Casa Maria Luigia, il resort di Massimo Bottura e Lara Gilmore.

Gli altri italiani in Top 50, invece, perdono terreno. Reale di Niko Romito a Castel di Sangro scende al 27° posto, mentre Atelier Moessmer Norbert Niederkofler di Brunico arriva al 38°. Le Calandre di Massimiliano e Raffaele Alajmo a Rubano, infine, si ferma al 43°. Appena fuori dalla Top 50 c’è Uliassi di Senigallia, al 51° posto. In totale, quindi, gli italiani nei primi 100 sono sei, contro i sette dello scorso anno.

Va ricordato, inoltre, che i ristoranti già vincitori entrano nella Hall of Fame e non partecipano più alla classifica. Per l’Italia è il caso dell’Osteria Francescana di Bottura, prima nel 2016 e nel 2018.

Jessica Rosval è la World’s Best Female Chef 2026

Per Al Gatto Verde arriva anche un riconoscimento individuale. La sua executive chef Jessica Rosval, di origini canadesi e cresciuta professionalmente all’Osteria Francescana, ha ricevuto il The World’s Best Female Chef Award 2026.

La giuria ha premiato la sua tecnica di cottura alla brace, ma anche il suo impegno per la sostenibilità e l’inclusione sociale. Rosval è infatti cofondatrice di Roots, ristorante a vocazione sociale che offre alle donne migranti una formazione professionale in cucina. Il premio arriva in un momento particolare: dopo la scomparsa di Nadia Santini, nessuna donna guida oggi uno dei 15 ristoranti tristellati d’Italia.

Nuove entrate e grandi ritorni

L’edizione 2026 conta ristoranti di 28 territori su sei continenti e 11 nuove entrate nella Top 50. Oltre ad Al Gatto Verde, debuttano Tuju di San Paolo (16°), Meet the Bund di Shanghai (21°), Masque di Mumbai (26°) e Le Coquillage di Saint-Méloir-des-Ondes (34°). Con loro entrano anche Ru Yuan di Hangzhou (36°), Nuema di Quito (37°), Onjium di Seul (41°), Bozar di Bruxelles (42°), Naar di Kasauli (49°) e Saint Peter di Sydney (50°).

Allo stesso tempo, tornano in classifica La Colombe di Città del Capo (35°), Schloss Schauenstein di Fürstenau (39°), Jordnær di Copenaghen (40°), El Chato di Bogotá (46°) e Le Louis XV – Alain Ducasse di Monte Carlo (47°).

I premi continentali

Ogni continente, poi, ha il suo miglior ristorante. Oltre ad Asador Etxebarri per l’Europa, Gaggan è il migliore in Asia e Quintonil di Città del Messico (4°) in America Latina. Atomix di New York (11°) vince per il Nord America, mentre Trèsind Studio di Dubai (28°) è il primo in Medio Oriente. Completano il quadro La Colombe per l’Africa e Saint Peter per l’Oceania.

Tutti i premi speciali

Tra i riconoscimenti individuali, il SevenRooms Icon Award va a Ferran Adrià, leggendario chef di El Bulli, premiato anche per il lavoro della El Bulli Foundation nella formazione delle nuove generazioni. L’Estrella Damm Chefs’ Choice Award, l’unico votato dagli stessi chef, va invece a Junghyun “JP” Park di Atomix per la sua reinterpretazione dell’alta cucina coreana.

Il Best Pastry Chef Award premia Dej Kewkacha, pasticcera autodidatta nota per i suoi percorsi omakase di dessert. Il Best Sommelier Award va invece a Lesley Liu, head sommelier di Odette a Singapore, che si è distinta anche per la promozione delle donne nel mondo del vino.

Il Sustainable Restaurant Award, inoltre, è assegnato a Naar, che lavora con ingredienti himalayani seguendo le sei stagioni della catena montuosa e usa tecniche antiche come la conservazione con la cenere di legno duro. Tuju porta a casa due premi, l’Art of Hospitality Award e l’Highest New Entry Award. L’Highest Climber Award, invece, va a Kadeau di Copenaghen, salito dal 41° all’8° posto.

Infine, il Champions of Change Award premia il Ghana Food Movement, che sta trasformando il sistema alimentare del Ghana partendo dagli ingredienti locali. Yiaga di Melbourne riceve il Visa One to Watch Award, mentre la 50 Best Restaurants Scholarship va a Doris Lam.

a cura di Simone Zeni