La cucina giapponese contemporanea ha un nuovo indirizzo nella Capitale.
Akira Back, una delle firme più celebri e cool della gastronomia internazionale, ha infatti aperto il suo primo ristorante a Roma, all’interno della Residenza del The St. Regis Rome. Il debutto (il secondo ristorante italiano dello chef, dopo l’apertura di Firenze) porta in città una proposta che unisce tradizione nipponica ed eleganti influenze coreane. Tra creatività, rituali teatrali e un’energia vibrante, ogni serata promette così di trasformarsi in un vero viaggio sensoriale.
Akira Back Rome: il debutto al The St. Regis Rome
Akira Back Rome nasce come destinazione pensata sia per la clientela romana sia per i viaggiatori internazionali. Il ristorante sorge nel cuore dell’Esquilino, uno dei quartieri più storici e culturalmente vivaci della città.
Non a caso, Giuseppe De Martino, General Manager del The St. Regis Rome, ha definito l’apertura «un’entusiasmante novità» per la scena gastronomica capitolina. Inoltre, il nuovo locale affiancherà il Lumen, il salotto romano dell’hotel, arricchendo così il percorso culinario degli ospiti. In questo modo, Roma prosegue il suo dialogo con i sapori del mondo, tra design e ospitalità di lusso.
Il menu

La proposta gastronomica riflette in pieno l’identità dello Chef Akira Back: una cucina giapponese contemporanea, influenzata dalle sue radici coreane e dal suo percorso internazionale. Il menu, in particolare, si articola tra piatti signature e percorsi degustazione.
Tra le creazioni più celebri spicca la AB Tuna Pizza, con tonno pinna blu, aioli umami, micro shiso e olio al tartufo bianco su base croccante. Accanto a questa troviamo i Wagyu Tacos e il Brother From Another Mother Roll, con unagi, tempura di anago, foie gras e aioli al ponzu. Completano l’offerta un’ampia selezione di sushi, sashimi e signature rolls, oltre a ingredienti di pregio come tartufo nero, granchio reale dell’Alaska e manzo Wagyu.
NAZO 9 e il dopocena

Per i commensali più avventurosi, invece, c’è l’esclusiva esperienza NAZO 9. Si tratta di una presentazione al tavolo di nove creazioni scelte dallo chef, pensate per sorprendere con sapori innovativi e abbinamenti inattesi.
In più, il ristorante resta aperto anche dopo cena, quando l’atmosfera si fa più vibrante. In questa fase, una selezione curata di dessert e sakè accompagna la serata con musica di sottofondo. Il tutto, peraltro, immerso in una palette regale di oro, blu avio, verde bosco e amaranto.
Il locale

Il progetto porta la firma del gruppo londinese Blacksheep ed è stato sviluppato da House of Black. Ispirato al concetto di “Hidden Portals within the Eternal City“, il ristorante conta 72 coperti distribuiti in sei salette e un privé Shiro Omakase da 12 sedute.
L’ingresso principale si trova in via Vittorio Emanuele Orlando, accanto all’hotel. Un accesso privato, inoltre, collega il locale alla celebre Fontana del Mosè, parte dell’Acquedotto Felice voluto da Papa Sisto V nel 1587. Un secondo ingresso, infine, unisce direttamente l’hotel al ristorante.
All’interno, gli ambienti interconnessi alternano toni di tabacco, oro e ruggine a velluti blu avio, verde bosco e amaranto. A ciò si aggiungono elementi in vetro materico ispirati alle vetrate delle cattedrali romane e una scenografica cucina a vista al primo piano. Arredi su misura di artigiani italiani e opere di Young Hee Back, madre dello chef, completano gli spazi.
Per rafforzare il legame con la scena creativa romana, le divise del personale sono state realizzate con Katia Minniti di Coromandel. Le uniformi, in sostanza, uniscono sartorialità occidentale e dettagli ispirati alla tradizione giapponese.
a cura di Simone Zeni



Condividi l'articolo
Scegli su quale Social Network vuoi condividere