Grande Cucina

Da Vittorio festeggia 60 anni. Una storia di famiglia diventata impresa

Sessant'anni possono rappresentare un traguardo. Oppure l'inizio di una nuova fase. Nel caso di Da Vittorio, celebrato il 20 e 21 luglio con due giornate che hanno riunito famiglia, collaboratori, amici, chef e partner, la sensazione è che prevalga la seconda ipotesi.

Perché la storia della famiglia Cerea non è soltanto quella di uno dei ristoranti più importanti d’Italia. È infatti quella di un’impresa familiare che ha saputo evolversi senza perdere la propria identità.

Le celebrazioni hanno avuto il merito di raccontare proprio questo. Non una semplice ricorrenza, ma un percorso iniziato nel 1966 e costruito giorno dopo giorno attraverso una visione condivisa, una forte cultura del lavoro e la capacità di affrontare il cambiamento senza rincorrere le mode.

In un Paese come l’Italia, dove una parte significativa del tessuto economico è costituita da imprese familiari, storie come quella di Da Vittorio assumono un significato che va oltre la ristorazione. Dimostrano infatti come il passaggio generazionale possa trasformarsi in un’opportunità quando viene affrontato con metodo, responsabilità e una chiara condivisione degli obiettivi.

La famiglia Cerea rappresenta un esempio concreto di come sia possibile mantenere saldo il patrimonio di valori originario, aprendosi allo stesso tempo a nuove competenze, nuovi mercati e nuovi modelli organizzativi.

Chi segue il settore da anni lo nota subito: Da Vittorio non insegue le mode. Le osserva, le interpreta, e sceglie quando e come muoversi. È una differenza che fa la differenza, ed è probabilmente la vera chiave di lettura di questi sessant’anni.

Per i Cerea il capitale umano è il vero patrimonio

Se esiste un elemento emerso con evidenza durante i festeggiamenti, è il valore delle persone. Non è un caso che, nel corso dell’evento, Chicco Cerea abbia dedicato uno dei passaggi più significativi del suo intervento proprio al team, riconoscendo pubblicamente il contributo di chi, ogni giorno, partecipa alla crescita dell’azienda. Un ringraziamento che racconta la cultura del gruppo meglio di qualsiasi slogan.

Raccontare Da Vittorio limitandosi ai riconoscimenti gastronomici sarebbe riduttivo. Dietro i successi raggiunti in questi sessant’anni c’è infatti un’organizzazione ampia e strutturata, costruita nel tempo grazie a professionisti che condividono la stessa visione e che, in molti casi, fanno parte del gruppo da decenni.

Non è un dettaglio.

Nel settore dell’ospitalità, segnato oggi da forte mobilità del personale e da crescenti difficoltà nel reperire figure qualificate, riuscire a costruire un team stabile è uno dei principali indicatori della qualità di un’impresa.

La continuità delle persone non nasce per caso. È il risultato di una cultura aziendale che investe nella formazione, nella crescita professionale e nella capacità di creare senso di appartenenza.

Durante le due giornate celebrative questo aspetto è apparso evidente. Accanto alla famiglia Cerea non c’erano soltanto collaboratori, ma persone che negli anni hanno contribuito a costruire un progetto comune, diventandone parte integrante. È probabilmente questa una delle eredità più importanti che Da Vittorio lascia oggi al settore.

Le tre stelle non come punto di arrivo

La Torta Pacchero ©Canio Romaniello

Un altro elemento che rende interessante il percorso della famiglia Cerea riguarda il rapporto con l’alta ristorazione.

Le tre stelle Michelin rappresentano uno dei massimi riconoscimenti internazionali, ma in molti casi rischiano di diventare anche un vincolo. La necessità di preservare un determinato standard può infatti limitare la capacità di sperimentare nuovi linguaggi o di sviluppare attività parallele.

Da Vittorio ha scelto una strada diversa.

L’eccellenza gastronomica è rimasta il cuore del progetto, ma non ne è diventata il confine.

Negli anni il gruppo ha costruito un sistema imprenditoriale articolato, capace di dialogare con pubblici differenti mantenendo un’identità coerente. Dalla ristorazione alle collaborazioni con il mondo dell’hotellerie e del lusso, fino alle attività di catering, consulenza e allo sviluppo di nuovi format, ogni iniziativa sembra rispondere alla stessa domanda: come portare la cultura di Da Vittorio oltre il ristorante?

È una logica che dimostra come il riconoscimento gastronomico non debba rappresentare un punto di arrivo, ma una base sulla quale costruire nuove opportunità.

Diversificare senza perdere identità

La crescita del gruppo offre uno spunto interessante anche dal punto di vista manageriale.

Diversificare è relativamente semplice. Molto più difficile è farlo mantenendo coerenza.

Nel caso della famiglia Cerea, ogni nuovo progetto nasce come naturale estensione di un’identità già consolidata, non come risposta estemporanea alle richieste del mercato.

Questo approccio ha consentito al marchio Da Vittorio di espandersi senza disperdere il proprio patrimonio reputazionale.

È un tema sempre più centrale anche nella ristorazione contemporanea. Le imprese che oggi crescono maggiormente sono spesso quelle capaci di costruire un ecosistema di attività complementari, dove il ristorante rappresenta il centro di una visione più ampia fatta di ospitalità, consulenza, eventi, collaborazioni strategiche e nuovi progetti.

Da Vittorio è stato tra i primi gruppi italiani a interpretare questa evoluzione, dimostrando che la diversificazione non significa allontanarsi dalla propria identità, ma renderla capace di esprimersi in forme diverse.

Una lezione che va oltre la ristorazione

I festeggiamenti del sessantesimo anniversario hanno raccontato molto più di una storia di successo. Hanno ricordato come dietro ogni grande ristorante esista prima di tutto un’impresa, e come dietro ogni impresa capace di durare nel tempo ci siano una cultura organizzativa, una leadership condivisa e la capacità di guardare oltre il presente.

Si può custodire la memoria senza restarne prigionieri. Si può raggiungere il massimo riconoscimento gastronomico e continuare a mettersi in discussione. Si può crescere, diversificare e ampliare il proprio raggio d’azione senza perdere credibilità. Da Vittorio, a sessant’anni dalla sua nascita, lo dimostra con i fatti, non con le parole. Ed è questo, forse, il vero patrimonio che lascia oggi al settore dell’ospitalità italiana.

Foto: Canio Romaniello

a cura di Federico Lorefice