Chef e Ristoranti

I distillati francesi, questi sconosciuti

Abbiamo fatto un viaggio degustativo in Francia nel mondo alcolico meno conosciuto, quello dei distillati

A cura di Alessio D’Aguanno

Della sterminata distesa eno-gastronomica francese – uno dei pochi stati in grado di fronteggiare l’Italia su questo tema – conosciamo ben poco. Sappiamo a memoria nome e cognome dei prodotti più noti – su tutti il brie, il camembert, la baguette, il croissant, lo champagne, ecc… – ma poco di più. È un po’ come un iceberg di cui vediamo solo la punta, e neanche troppo nitida.

Un esempio lampante è quello dell’armagnac, un prodotto molto spesso confuso con il cognac. Entrambi distillati di vino, si differenziano per diffusione – scarsa nel caso del primo ed elevata per il secondo – e metodo di distillazione: continuo per l’armagnac e discontinuo per il cognac.

Risultato? Il primo rispecchia maggiormente aromi e proprietà organolettiche del frutto di partenza.

Dal 1909 i territori destinati alla produzione dell’armagnac, il prodotto più pregiato fra i due, sono stati suddivisi in tre: Bas-Armagnac, Ténarèze e Haut Armagnac. I terreni si distinguono fra loro per i gradi di sabbiosità e argillosità; dove spicca la prima – Bas-Armagnac – si ottiene un prodotto fine ed elegante, mentre dove prevale la seconda – Haut Armagnac – si ottiene un distillato meno elegante prodotto a livello industriale.

Nella zona del Bas-Armagnac, in Occitania, l’azienda ultraottantenne Veuve Goudoulin fa della ricerca della perfezione il punto focale fin dalla nascita. Il nome si deve a quello della madame che, rimasta vedova in tempo di guerra, nel 1935 aveva pensato di distillare il surplus di vino per venderlo nel momento del bisogno. Da lì sono passati tanti anni, anni in cui l’azienda è stata tramandata di generazione in generazione, fino all’attuale co-gestione dei due nipoti.

Qui l’armagnac, una volta distillato, viene affinato per i primi 6 mesi in pièce nuove (botti da 400 litri) dove si arricchisce di aromi legnosi e tannini, e successivamente in botti usate, dove subisce la maggior parte dell’affinamento. Da un minimo di due anni, periodo in cui il prodotto presenta forti note alcoliche, l’affinamento può raggiungere un tempo massimo di 30 anni, oltre il quale vi è un’eccessiva perdita di prodotto e delle caratteristiche intrinseche dello stesso. I millesimati – che contano il 19 % nella voce nazionale delle vendite – sono invece invecchiati per un periodo minimo di 10 anni contro i 5-6 dei concorrenti.

Dal 2009 l’azienda è stata acquisita da G. Miclo, una distilleria alsaziana fondata nel 1962 dall’omonimo Gilbert che, insoddisfatto dall’incostanza di qualità dei distillati di frutta prodotti dai contadini locali, decise di iniziare a produrseli da solo. Dopo la prima fase di fermentazione, nel caso dei frutti con nocciolo, o macerazione, nel caso delle bacche, si passa alla distillazione in alambicchi di rame. Il risultato è la pura espressione (alcolica) del frutto di partenza – pere William, lamponi e ciliegie selvatiche, prugne, ecc… – senza addizione di coloranti o aromi, a cui si sono aggiunti nel corso degli anni una discreta produzione di liquori di frutta e whisky. L’armagnac e la linea di distillati e liquori Grande Réserve, ottenuti da frutta arrivata a piena maturazione con un affinamento di 4 anni, sono distribuiti in Italia da Pellegrini S.p.A.