Il Pasticcere e Gelatiere

Adolfo Stefanelli conquista Hollywood: i suoi dolci ne Il Diavolo Veste Prada 2

Diretto da David Frankel e interpretato da Meryl Streep, Anne Hathaway ed Emily Blunt, il sequel ha scelto Milano come uno dei suoi scenari chiave. Ed è proprio qui che la produzione ha intercettato una delle firme più riconoscibili della pasticceria contemporanea.

C’è un punto preciso in cui artigianato e cinema si incontrano: è lì che nasce la collaborazione tra Adolfo Stefanelli e la produzione de Il Diavolo Veste Prada 2.

La selezione di Stefanelli è arrivata attraverso food stylist alla ricerca di eccellenze locali capaci di trasformare il cibo in oggetto scenico. Non semplici dolci, ma elementi narrativi in grado di dialogare con l’inquadratura.

La torta “Vela”: l’opera che ha convinto la produzione

Adolfo Stefanelli Torta Vela

A colpire la produzione è stata la torta “Vela”, una delle creazioni più iconiche del pasticcere. Base di frolla alle mandorle, pralinato di nocciole piemontesi, ganache al fondente e sottili lamine di cioccolato che si slanciano verso l’alto, evocando il movimento di una vela.

Un dolce che nasce da un’intuizione personale, maturata durante un’esperienza in mare, e che si traduce in una forma elegante, essenziale, quasi architettonica. Non è solo una questione di gusto: è un linguaggio visivo.

I dessert di scena de Il Diavolo Veste Prada 2

Adolfo Stefanelli - praline

Per il film, Stefanelli ha sviluppato una serie di creazioni pensate specificamente per le esigenze del set. Tra queste una monoporzione con cuore al mango e una bavarese alla vaniglia di colore violetto, scelta da Meryl Streep. Ancora una sfera ai lamponi con base soffice e crema pasticcera ma anche i cioccolatini scenici apprezzati anche da Lady Gaga.

Ma lavorare per il cinema impone regole diverse. La maggior parte dei dolci non è destinata all’assaggio: deve resistere ore sotto i riflettori, mantenendo una perfezione visiva assoluta. Questo porta a ripensare completamente struttura, consistenze e materiali.

Il paradosso del pasticcere: distruggere per raccontare

Una delle sfide più insolite è stata quella di “rompere” i dolci. Simulare assaggi, scavare con il cucchiaio, alterare forme perfette per esigenze narrative. Un gesto controintuitivo per chi costruisce bellezza attraverso precisione e integrità.

Eppure è proprio in questa tensione che emerge una nuova dimensione del mestiere: il dolce non è più solo prodotto finito, ma parte attiva della narrazione.

Milano, estetica e identità nel cinema

Nei suoi laboratori di viale Premuda e via Molino delle Armi, Stefanelli porta avanti una visione rigorosa: sottrazione, equilibrio, armonia. Ogni creazione è pensata come un oggetto estetico prima ancora che gastronomico.

Sul set, questa filosofia si traduce in un contributo che va oltre la pasticceria: è una forma di racconto visivo. Milano, attraverso questi dolci, diventa linguaggio cinematografico.

E quando la macchina da presa si accende, anche una torta può smettere di essere solo un dessert e diventare parte di una scena destinata a restare.

QUI LA RICETTA DI ADOLFO STEFANELLI DEDICATA ALL’ATTRICE MERYL STREEP

a cura di Simone Zeni