Colonia, 19 e 20 aprile 2026. Cinquecento tra chef, sommelier e ristoratori provenienti da 21 paesi si sono riuniti per il congresso internazionale di JRE-Jeunes Restaurateurs, e la città sul Reno ha fatto da cornice a un momento che va ben oltre la consueta liturgia associativa e l’autocelebrazione in cui si rischia spesso di incorrere in queste circostanze. Il tema scelto, RE·GENERATION – Seed the Future, è stato il fulcro di ogni conversazione, masterclass o discorso: non uno slogan, ma una domanda aperta sul futuro della ristorazione.
A scandire il ritmo dei lavori è stato il presidente internazionale JRE Daniel Canzian, che nel suo intervento di apertura ha proposto una riflessione controcorrente.
Ottimizzare, non complicare
In un settore che ha inseguito per molto tempo l’innovazione come valore assoluto, Canzian ha invitato a cambiare prospettiva: il futuro della cucina non è fatto di più tecniche, più piatti, più complessità, ma deve proseguire verso una condotta diversa, quella dell’ottimizzazione.
Che si traduce nel razionalizzare ciò che esiste, nell’affinare senza aggiungere, nel semplificare senza impoverire. La rigenerazione, in questo senso, non è un processo astratto: accade ogni volta che si trasmette un sapere, si costruisce una connessione, ci si apre a un nuovo sguardo sul mondo.
Per la prima volta oltre i confini europei
Ed è proprio questa apertura al mondo ad aver segnato il momento più atteso del congresso: l’ingresso ufficiale di JRE in America Latina.
Per la prima volta in oltre cinquant’anni di storia, l’associazione varca i confini europei per accogliere soci fondatori da Argentina, Cile e Perù.
Nomi che raccontano una scena gastronomica in piena maturità: dall’Argentina arriva Germán Sitz di Niño Gordo; dal Cile Charles de Bournet Lapostolle (Clos Apalta Residence), Max Raide (Casa Las Cujas) e Pedro Chavarría (DeMo Magnolia); dal Perù un gruppo nutrito che include Pedro Miguel Schiaffino (La Rosa Nautica), James Berckemeyer (Cosme), Renzo Miñán (Almacén), Kent Zúñiga (KAO), Ricardo Ehni (Tragaluz), Angie Márquez (La Capitana) e Robert Dickson (Sala Omakase).
«A Lima abbiamo un bel gruppo di chef che, grazie a personaggi come Gastón Acurio, ha capito l’importanza della condivisione e dell’apertura», ha dichiarato Schiaffino. «Lavorare insieme e condividere sono gli stessi ideali di JRE, e sono proprio quelli che aiutano a crescere.»
Crescere nel valore, non solo nei numeri

Una prospettiva che Canzian declina con precisione: «L’ingresso del Sud America in JRE rappresenta prima di tutto un arricchimento culturale. Non parliamo semplicemente di allargare i confini della nostra associazione, ma di creare un confronto autentico tra storie, tradizioni gastronomiche, sensibilità e modi diversi di interpretare l’ospitalità. È un passo importante, perché ci permette di crescere non solo nei numeri, ma soprattutto nel valore e nella visione del futuro di JRE.»
Sulla stessa lunghezza d’onda Alberto Basso, presidente di JRE-Italia: «Quando superiamo i confini — non solo quelli nazionali, ma anche quelli europei — nutriamo ancora di più il nostro sapere culinario, rendendo la cucina realmente un linguaggio comune e universale. Sono felice e orgoglioso di vedere che stiamo costruendo una comunità che si rafforza attraverso queste contaminazioni positive.»
a cura di Lydia Capasso


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