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Summa 2018: l’altro Vinitaly da 20 e 1 anno

In un anno di grande rinnovamento per Vinitaly ed in cui tutti gli occhi paiono puntati su Verona, Summa riconferma la propria importanza di manifestazione autonoma capace di esprimere in modo informale una propria visione del vino che non segue mode ed trend di mercato ma che ha dimostrato di saper anticipare ed interpretare.

 

Ed è così che la cittadina di Magrè e tutti i suoi abitanti per 2 giorni diventano capaci di comunicare cosa significa oggi fare un vino buono, sia ai profani che agli appassionati, oltre che ai “mercanti di vino” di tutto il mondo, che qui fanno tappa.

Concetti come biologico e biodinamico qui si annullano nei calici dei vino che tutti i vigneron, discepoli di una visione produttiva e di vita diversa, utilizzano come loro biglietto da visita mentre raccontano le loro storie di vita a chi si mostra interessato ad ascoltarle. Storie che affinano quei bicchieri quasi a preparare chi ascolta la degustazione.

In questo piccolo paese dell’Alto Adige, accanto alle bottiglie della cantina di chi si è inventato ormai 21 anni fa questa manifestazione, Alois Lageder, quelle di tanti produttori italiani e stranieri, quest’anno 80 per la precisione. Qui non è poi così strano meravigliarsi di un vino semplice e senza particolari doti come un moscato fermo per poi essere sedotti dalla scoperta di ben altri vini, in purezza o blend, di taglio bordolese o no, di vitigni autoctoni ormai dimenticati.

Qui non si trova nessuna di quelle bottiglie il cui vino di annate diverse si presenta sempre perfettamente identico a se stesso, anno dopo anno, come se i giorni di pioggia o di sole, le nevicate abbondanti, la siccità o le alluvioni non abbiano scritto il loro messaggio prima sulle viti e poi sugli acini d’uva.
A Summa si parla di altri vini, quelli veri e “sinceri”: In vino veritas, per me, significa anche questo.
Ed io ho imparato a comprenderlo durante tutti questi anni nei quali la curiosità prima e lo studio poi, mi hanno permesso di avvicinarmi a questo universo fatto di antichi saperi tramandati fino ai nostri giorni in cui magia e scienza paiono aver trovato il loro perfetto equilibrio.

Alois Lageder si inventò quest’evento per raccontare ciò che accadeva nelle sue vigne e nelle sue cantine ma anche per esprimere la necessità di cambiare il processo creativo del vino. Una creazione che è assecondare e valorizzare ciò che la natura esprime. È anche con questo fine che in cantina, sparse nelle diverse aree di produzione, sono state inserite le opere di artisti contemporanei capaci di esprimere e amplificare il concetto di vino.

Anche a Vinitaly da qualche anno, è possibile incontrare questo incredibile universo sia in ordine sparso, tra gli stand dei vari padiglioni, sia nello spazio dedicato a VIVIT o a quello di VinitalyBio, a dimostrazione del fatto che anche il grande mercato si sta accorgendo dell’esigenza di valorizzare questo segmento che incuriosisce sempre più persone. Bisogna però avere voglia di avvicinarlo, uscendo dalle proprie abitudini e mettendo da parte tutti i preconcetti.

A tutti coloro che decideranno di assaggiare per la prima volta questi vini, verrà chiesto solo un piccolo sforzo. Non limitarsi al primo sorso, cercare di capire cosa effettivamente ci sia nei calici. Non sarà facile ma è possibile. E con il passare dei bicchieri (otto, secondo una teoria secondo la quale l’educazione al gusto passa attraverso la ripetizione dell’assaggio. n.d.r.) vedrete che tutto diventerà più chiaro (ma anche confuso, se li berrete veramente!).
Ed il prossimo anno fate un salto a Summa. Ne vale la pena.

Tra l’altro, farete anche del bene: grazie a Summa anche quest’anno sono stati raccolti circa 11.200 Euro che saranno devoluti alla Casa della Solidarietà di Bressanone, che da oltre quindici anni aiuta persone in difficoltà.

(a cura di Alfio Fazio)