Fatos Danaj ci racconta il locale, tra pizza contemporanea, eccellenze siciliane e una squadra che è una vera famiglia.
Nel cuore di Ortigia, affacciata su una delle piazze più belle d’Italia, Schiticchio al Duomo è la seconda insegna di un progetto nato nel 2015 nella storica sede di via Cavour. Qui la pizza contemporanea incontra le eccellenze siciliane: dal suino nero dei Nebrodi al Piacentinu Ennese DOP, fino al caciocavallo ragusano. Ma, soprattutto, qui si respira l’atmosfera di una grande famiglia.
Ne abbiamo parlato con Fatos Danaj, responsabile di entrambe le sedi, che ci ha raccontato la nascita del nuovo locale, la filosofia del menu e il valore di una squadra cresciuta insieme in dieci anni di lavoro.
L’intervista a Fatos Danaj di Schiticchio al Duomo
Quando avete aperto questo nuovo locale?
La nuova sede di Schiticchio in Piazza Duomo ha aperto il 9 giugno 2025, all’interno di un percorso iniziato dieci anni prima: la sede storica di via Cavour, infatti, è stata inaugurata il 29 agosto 2015. Sono stati dieci anni di lavoro, di crescita e soprattutto di costruzione di una squadra. Il nuovo locale rappresenta per noi un nuovo capitolo, senza però dimenticare le nostre origini. Dietro Schiticchio ci sono diverse persone che condividono la stessa visione. Giuseppe De Marco, titolare dell’azienda insieme alla famiglia Iacono, è alla guida del progetto. Io sono il responsabile di entrambe le sedi, via Cavour e Piazza Duomo, e il mio compito è fare in modo che questa visione venga portata avanti ogni giorno dalla squadra. Perché, alla fine, Schiticchio è proprio questo: una famiglia.
Come è nata l’idea di una seconda insegna Schiticchio, questa volta in Piazza Duomo?
L’idea è nata dalla voglia di crescere e di confrontarci con una nuova realtà, senza però cambiare quello che siamo. Dopo il percorso iniziato nel 2015 in via Cavour, Piazza Duomo rappresentava per noi una nuova opportunità e una nuova sfida. È un luogo importante della città, con un’identità molto forte, e abbiamo pensato che fosse il contesto giusto per portare Schiticchio a un pubblico ancora più ampio. Non volevamo semplicemente replicare il locale di via Cavour. Volevamo creare un nuovo indirizzo con una propria personalità, ma che allo stesso tempo fosse immediatamente riconoscibile come Schiticchio. La sfida, quindi, è stata crescere mantenendo ben salde le nostre radici.

Come descriverebbe l’ambiente di questo indirizzo?
È un ambiente in cui abbiamo cercato di unire contemporaneità e accoglienza. Vogliamo che chi entra da Schiticchio si senta a proprio agio, in un’atmosfera informale ma curata. Il nostro obiettivo è che il cliente non venga soltanto per mangiare una pizza, ma per vivere un’esperienza e sentirsi parte di qualcosa. È un po’ quello che succede quando entri nella casa di una famiglia: c’è attenzione, c’è cura, ma soprattutto c’è il piacere di stare insieme.
Come si compone il vostro menu?
La nostra proposta ruota naturalmente intorno alla pizza contemporanea. Il nostro impasto è contemporaneo, ma abbiamo voluto che la Sicilia fosse sempre ben presente, soprattutto nella scelta delle materie prime. Ci piace lavorare con ingredienti del territorio e con prodotti che raccontano la nostra zona e la nostra tradizione. Nel menu trovano spazio, ad esempio, il caciocavallo ragusano, il Piacentinu Ennese, il prosciutto cotto arrosto artigianale di suino di Palazzolo, la mortadella d’asino, la coppa e il salame di suino nero dei Nebrodi, insieme a tanti altri prodotti a chilometro zero. La nostra idea è prendere una base contemporanea e farla parlare siciliano.
Un cliente che viene qui per la prima volta deve per forza provare…
Sicuramente la Favignana, una delle pizze che rappresentano meglio il nostro modo di lavorare. È composta da salsa di datterino giallo, mozzarella iblea, coppa di suino nero dei Nebrodi, burrata, pomodoro secco, basilico e olio extravergine d’oliva Terraliva IGP. È una pizza che mette insieme diversi elementi che ci rappresentano: la qualità della materia prima, il territorio e una lettura contemporanea della pizza. Un’altra che consiglio è la Fumarole, con mozzarella di bufala campana DOP, pomodorini datterini, salame di suino nero dei Nebrodi, scaglie di Piacentinu Ennese DOP, basilico e olio extravergine d’oliva. Sono due pizze molto diverse tra loro, ma entrambe raccontano bene la nostra filosofia.

Che cosa differenzia maggiormente questo locale dal precedente? E che cosa, invece, li accomuna?
La prima differenza è sicuramente il contesto. Piazza Duomo ha un’atmosfera e un’identità proprie, e questo ci ha portato a costruire un locale con caratteristiche specifiche. Quello che invece rimane assolutamente uguale è la nostra filosofia: l’impasto, la ricerca della materia prima, l’attenzione al cliente e soprattutto il modo di lavorare della squadra. Le due sedi sono diverse ma fanno parte della stessa famiglia. E questo per noi è fondamentale: non volevamo avere due Schiticchio diversi, ma due espressioni dello stesso Schiticchio.
Come selezionate gli ingredienti?
Per noi la scelta degli ingredienti parte innanzitutto dalla qualità, ma anche dal legame con il territorio. Cerchiamo prodotti che abbiano una storia e che possano raccontare qualcosa della nostra terra. Il nostro impasto è contemporaneo, realizzato con farina Petra – Molino Quaglia, ma non volevamo che questo significasse allontanarci dalla Sicilia. Al contrario, abbiamo cercato di costruire un ponte tra la pizza contemporanea e le eccellenze siciliane. Per questo utilizziamo prodotti come il caciocavallo ragusano, il Piacentinu Ennese DOP, il prosciutto cotto arrosto artigianale di suino di Palazzolo, la mortadella d’asino e i salumi di suino nero dei Nebrodi, insieme a tanti altri prodotti del territorio. Quando possiamo scegliere un prodotto vicino a noi e di qualità, per noi è una scelta naturale.
Ci può fare qualche esempio di ingrediente che utilizzate?
Sicuramente il suino nero dei Nebrodi è uno degli ingredienti che ci rappresentano di più. Lo utilizziamo in diverse preparazioni, dalla coppa al salame, proprio perché crediamo molto nelle eccellenze del nostro territorio. Un altro prodotto che amiamo utilizzare è il Piacentinu Ennese DOP, che troviamo, ad esempio, sulla nostra Fumarole. Ci sono poi il caciocavallo ragusano, il prosciutto cotto arrosto artigianale di suino di Palazzolo e la mortadella d’asino. Sono ingredienti diversi, ma hanno una cosa in comune: raccontano la Sicilia. E questo è ciò che cerchiamo di fare con Schiticchio: utilizzare una tecnica e un impasto contemporanei, senza dimenticare da dove veniamo.
Oggi un aspetto fondamentale della ristorazione è quello del personale. Quanto è importante per voi?
Tengo molto a far sentire le persone che lavorano con noi come se fossero a casa propria. Cerco di trasmettere loro innanzitutto il rispetto per l’azienda, ma anche l’importanza di crescere insieme. Per me il lavoro non deve essere soltanto un posto dove si va ogni giorno ma un percorso di crescita, personale e professionale. Abbiamo persone che lavorano con noi dall’apertura e credo che anche questo sia il risultato della filosofia che abbiamo cercato di costruire nel tempo. Non è sempre stato facile: ci sono stati sacrifici, momenti difficili e tanta voglia di crescere. Ma proprio attraverso questo percorso siamo riusciti a formare una squadra solida. Abbiamo potuto contare su persone cresciute professionalmente insieme a noi nel corso degli anni, che hanno acquisito esperienza e responsabilità e che oggi sono parte fondamentale del progetto. C’è un aspetto che per me vale ancora di più: nel corso degli anni ho visto ragazzi e ragazze crescere, diventare uomini e donne, costruire le proprie famiglie e la propria vita. In qualche modo, anche Schiticchio ha fatto parte di questo percorso. Ed è questo che per me significa davvero essere una famiglia. Schiticchio è più di un luogo di lavoro. Schiticchio è casa.
a cura di Redazione Italian Gourmet



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