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6 signore delle bottiglie raccontano perché il vino è (sempre più) donna

Un mondo maschile si apre finalmente alla presenza e alle capacità delle donne, che danno una nuova impronta al modo non solo di comunicare, ma anche di produrre il vino. Ma quali sono le fatiche, le soddisfazioni e le prospettive di questo vino al femminile? Lo abbiamo chiesto a sei signore del vino.

A cura di Daniela Guaiti

Paola Rinaldini 

Donne e vino, un binomio di successo. Perché?
Abbiamo una sensibilità particolare nell’affrontare il mondo del lavoro, e ci vuole una certa sensibilità nel fare vino. Molte donne lavorano nel marketing, un settore in cui siamo sicuramente avvantaggiate, siamo più comunicative. Chi invece mette “le mani in pasta” può contare su un olfatto e un gusto migliori, a parità di conoscenza.

Quale è stata la sua maggior soddisfazione nel lavoro?
Quando mio padre mi ha detto che facevo vini più buoni di quando li faceva lui.

Quale il più grande ostacolo da affrontare?
Dover imparare l’inglese: lo odio.

Dove porta il futuro delle donne nel mondo del vino?
Credo che le opportunità e le difficoltà siano fondamentalmente le stesse per uomini e donne: bisogna internazionalizzarsi e saper affrontare nuovi mercati. Non bisogna dimenticare che la figura femminile ha fatto passi da gigante negli ultimi 50 anni. Oggi ci sono donne sommelier, opinion leader, giornaliste…Certo è vero che è solo in piccole aziende come la mia che le donne lavorano in cantina, e che si tratta quasi esclusivamente di donne che sono le proprietarie dell’azienda. Del resto bisogna essere molto motivate per dedicarsi a un lavoro che ti impegna tantissimo: anche nel marketing poche riescono a conciliare carriera e famiglia.

Lucia Letrari 

Donne e vino, un binomio di successo. Perché?
Devo dire che io sono un caso un po’ anomalo. Ho una formazione professionale che viene da una base tecnica, sono uno dei pochi enologi donna. E così parlo come enologo con i tecnici, faccio il commerciale e faccio il PR: sono l’azienda e il volto dell’azienda, così riesco a spiegare a pieno quello che faccio.
Quale è stata la sua maggior soddisfazione nel lavoro?
Riuscire a identificarmi con quello che faccio. Il mio sentire viene dalla terra, e questo mi ha consentito di riuscire a produrre vini sempre diversi. Nove Trentodoc, ciascuno differente e unico, ma tutti riconducibili a una matrice comune. Grande soddisfazione è stata quando dei grandissimi intenditori mi hanno detto che i miei vini hanno un’anima comune.

Quale il più grande ostacolo da affrontare?
Essere donna è di per sé un ostacolo. Ho fatto la scuola enologica ed eravamo in 4 in tutta la scuola. Allora era un mondo esclusivamente maschile, ma oggi è ancora prevalentemente maschile. La donna è stata sdoganata quando si tratta di marketing e pubbliche relazioni, ma non ancora in cantina.
Dove porta il futuro delle donne nel mondo del vino?
Le donne possono solo andare avanti. L’ostacolo da superare è sempre quello: far convivere carriera e figli.

Angela Maculan 

Donne e vino, un binomio di successo. Perché?
Le donne sono caparbie. O per lo meno… lo sono le donne del vino! Ma siamo anche amore, passione, determinazione, pazienza. Il vino è lo stesso: ci vuole pazienza, per aspettare che le viti inizino a produrre l’uva, pazienza nell’aspettare che l’uva maturi, che il vino fermenti, pazienza nell’attendere che il vino maturi prima in botte e poi in bottiglia. Ci vuole l’amore per la terra, l’attaccamento alle tradizioni, alla storia, alle origini. Ci vuole la determinazione, la decisione, la consapevolezza del risultato che si vuole raggiungere. E poi la passione in ogni singolo passaggio, dall’impianto del vigneto fino al raccontare la propria bottiglia al cliente: in ogni bottiglia c’è l’anima!

Quale è stata la sua maggior soddisfazione nel lavoro?
Fortunatamente in 20 anni di questo lavoro ho avuto tante soddisfazioni. Mio padre mi ha lasciato “campo libero” prima sui mercati esteri e poi anche sul mercato italiano, smettendo di viaggiare e lasciando me a gestire e mantenere i rapporti con i nostri importatori. Siamo passati da “Piacere, sono Angela, la figlia di Fausto” a “Piacere, sono Fausto, il papà di Angela” (ovviamente in maniera ironica!!) E questa per me è una grande soddisfazione!
La soddisfazione più recente è stata a Calgary (Alberta, Canada), dove sono stata relatrice alla conferenza di WCR – Women Chef and Restaurateurs (https://womenchefs.org/ ). Sono stata invitata a parlare della mia esperienza di donna imprenditrice nel mondo del vino davanti ad una platea di 300 donne, imprenditrici come me nel mondo della ristorazione, provenienti da tutto il Nord America. Ascoltare le mie “colleghe” raccontare le loro storie di vita è stato di grande ispirazione, e condividere con loro la mia vita ed essere per loro di esempio è stato un onore e una grande soddisfazione.

Quale il più grande ostacolo da affrontare?
Forse è stato affrontare i primi anni in questo mondo del vino. Basta immaginare una ragazzina di 20 anni, completamente digiuna di conoscenze sul vino, che parla solo un inglese scolastico, che prende il suo primo aereo da sola e va a NY per una serie di degustazioni… Era il 1997! Oggi sorrido pensando a quei primi anni, ma non ho passato momenti facili… non mi sentivo all’altezza del ruolo che avevo, non “sentivo mio “ il prodotto che rappresentavo (perché non mi occupo della produzione), anche se c’era il mio nome sull’etichetta; ero “arrabbiata” perché nessuno mi aveva spiegato come dovevo fare quello che stavo facendo! Quando chiedevo a mio papà “E se non capisco quello che mi chiedono?”, lui mi rispondeva “Sei giovane, carina… sorridi!” Se all’inizio la cosa funzionava, con il passare degli anni, non mi bastava più… e così un po’ alla volta il mio inglese è migliorato, così come le mie conoscenze sul vino, la mia credibilità e la mia sicurezza sono cresciute e oggi viaggiare da sola per il mondo con i nostri vini mi piace tantissimo!

Dove porta il futuro delle donne nel mondo del vino?
Sicuramente il mondo del vino sta diventando sempre più “donna” a tutti i livelli rispetto a 20 anni fa. Oggi sono molte di più le donne sommelier professioniste o appassionate che si avvicinano al vino come consumatrici. Molte le mie “colleghe”, “figlie di”, che lavorano nell’azienda di famiglia. Come dico sempre, la generazione di mio padre (che ha iniziato a lavorare nel vino negli anni ’70) ha avuto dei figli …e molte sono figlie femmine! Quindi è inevitabile che, da buoni italiani, si prosegua la tradizione di famiglia e si lavori in azienda. Nel settore commerciale sono sempre di più le donne, non solo appartenenti alla famiglia, che rappresentano cantine di tutto il mondo. Penso che le donne nel mondo del vino aumenteranno… è inevitabile! Il vino è legame con la terra e con le proprie origini, tradizione, pazienza, ma anche passione e cuore… il vino è innamoramento…e chi conosce queste cose meglio delle donne?

Lucia Barzanò 

Donne e vino, un binomio di successo. Perché?
Penso che la creatività e la propensione all’innovazione, che sono caratteristiche tipiche di molte donne, abbiano portato al mondo del vino una ventata di novità e freschezza, un nuovo modo di comunicare meno istituzionale e più evocativo; la volontà di coniugare il mondo del vino con altre discipline come l’arte, il design, la musica.

Quale è stata la sua maggior soddisfazione nel lavoro?
Nel 2014 quando il nostro Franciacorta Rosé Pas Dosé “Parosé” 2008 è stato giudicato il miglior Pas Dosé del mondo dal giornalista inglese Tom Stevenson.

Quale il più grande ostacolo da affrontare?
Come in tutti i lavori è difficile coniugare la sfera privata familiare con il lavoro che spesso ci porta in viaggio e lontane da casa.

Dove porta il futuro delle donne nel mondo del vino?
Penso che la donna per sua natura tenda a mettersi in discussione, a rinnovarsi e tenersi aggiornata; per questo vedo nel futuro dell’imprenditoria femminile nel mondo del vino una sempre maggiore competenza nelle tematiche di marketing, comunicazione e una vitalità che aiuti il nostro meraviglioso mondo a rinnovarsi, soprattutto nella comunicazione.

Valentina Argiolas 

Donne e vino, un binomio di successo. Perché?
Innanzitutto abbiamo una grande capacità organizzativa e di stabilire delle priorità. Quando entro in “modalità mamma”, il lavoro è fuori, e fuori resta, per esempio. Queste capacità sono fondamentali quando si tratta di organizzare eventi, di prendere un problema e di risolverlo, oppure di occuparsi dell’ospitalità. Soprattutto per quest’ultima, noi donne abbiamo una capacità di accoglienza innata, che si completa con la nostra grande capacità di comunicare.

Quale è stata la sua maggior soddisfazione nel lavoro?
Ne ho avute davvero tante, ma forse la più grande è stata riuscire a coniugare vino e arti differenti, creando eventi a livello nazionale che hanno portato ad avere maggiore visibilità come marchio, un marchio che sa unire il bello al buono.

Quale il più grande ostacolo da affrontare?
C’è una grandissima difficoltà a cooperare nella nostra regione. È difficile, qui in Sardegna c’è diffidenza, anche nelle nuove generazioni. Non tutti capiscono quanto sia importante lavorare insieme per sviluppare la visione delle nostre terre come destinazione di viaggio enoturistica. Ci vuole un cambiamento di mentalità.

Dove porta il futuro delle donne nel mondo del vino?
Non vedo differenza tra lavoro maschile e lavoro femminile. Bisogna tenere presente che lo scambio e il confronto possono sempre portare a un miglioramento.

Silvia Franco 

Donne e vino, un binomio di successo. Perché?
Credo che il binomio donne e vino sia diventato negli ultimi anni un argomento molto gettonato poiché questo mondo, ancora molto maschile, si sta riempiendo di presenze femminili. Non saprei esattamente cosa porti al successo, però credo che il vino e il suo ambito celino un mondo molto delicato, poetico, artistico se fatto in un certo modo, dove la sensibilità femminile offre il suo importante contributo. Ma in queste donne trovo ci sia anche molta forza, e determinatezza, che non nuocciono!

Quale il più grande ostacolo da affrontare?
Forse l’ostacolo più grande è quello di guadagnarsi la fiducia di chi a volte non crede ancora nelle grandi potenzialità delle donne.

Dove porta il futuro delle donne nel mondo del vino?
Non so quale sia il futuro che ci aspetta, ma credo che un buon equilibrio tra la presenza femminile, che deve crescere, e quella maschile aiuterà sempre di più il successo di questa importante presenza attiva di entrambe le parti. E questo non solo nel mondo del vino, ma in qualsiasi ambito.