Grande Cucina

Valdo, cento anni di bollicine e visione: il futuro del Prosecco si costruisce governando il successo

Ci sono marchi che attraversano il tempo. E poi ci sono marchi che, nel tempo, contribuiscono a cambiarlo.Valdo appartiene a questa seconda categoria. Il centenario celebrato a Milano non è stato solo un omaggio alla memoria, ma una dichiarazione di intenti sul futuro del Prosecco e sul ruolo che le bollicine italiane continueranno a giocare nello scenario internazionale del food & beverage.

Al Teatro Gerolamo, il talk “Cento anni di Valdo. Quando il Prosecco diventa cultura” ha trasformato un anniversario aziendale in una riflessione più ampia sul senso contemporaneo della convivialità e sulla capacità dell’impresa vitivinicola di interpretare le trasformazioni del gusto e dei consumi. «Il rapporto con il vigneto è sempre stato nel nostro DNA», ha spiegato il presidente Pierluigi Bolla. «Il mio bisnonno acquistò un piccolo appezzamento per servire il suo vino agli ospiti della locanda. Da lì è iniziata una storia di sensibilità verso il territorio e verso le persone». Una sensibilità che negli anni si è tradotta in capacità di leggere il cambiamento. «Non c’è stato un vero turning point», ha aggiunto. «Piuttosto una continua attenzione a come evolvono i consumatori e a come evolve la società».

Dal prodotto al simbolo

Nel racconto emerso durante la tavola rotonda con il Presidente Bolla, la chef stellata Chiara Pavan di Tenuta Venissa e il giornalista Giulio Somma, il Prosecco è emerso sempre più come un linguaggio culturale oltre che un prodotto. Negli anni Cinquanta, quando il vino era ancora largamente destinato all’autoconsumo e il consumo pro capite superava i cento litri (oggi siamo intorno ai 35, per fare una veloce comparazione), mancavano strumenti e narrazioni capaci di valorizzarne l’identità. Oggi la situazione è radicalmente diversa: le bollicine venete sono diventate uno dei segni più riconoscibili dell’italian style nel mondo. «Ha conquistato i mercati e i palati», ha osservato il giornalista Giulio Somma. «Senza bisogno di confronti diretti con lo Champagne, ha costruito una propria identità globale».

Per Bolla, il successo passa dalla capacità di trasferire una visione in ogni bottiglia: «Portare il mio gusto nel vino significa trasmettere una sensibilità. Quando questo accade, il prodotto diventa cultura».

Internazionalizzazione e gestione della leadership

Dagli anni Settanta in poi l’espansione sui mercati esteri ha segnato una fase decisiva nella crescita del brand, culminata nelle partnership distributive con Germania e Austria. Ma oggi il tema non è più conquistare nuovi territori: è governare un successo ormai consolidato. «Dopo aver conquistato il mondo dobbiamo imparare a governarlo», ha affermato Bolla. «È una fase più complessa, perché la concorrenza non è più solo italiana ma globale e le bollicine arrivano da tutto il mondo».

Un contesto che cambia anche sul fronte dei consumi. Le nuove generazioni bevono meno e chiedono prodotti più coerenti con uno stile di vita equilibrato. Da qui l’attenzione a gradazioni più contenute e a una maggiore diversificazione produttiva. In questa strategia si inserisce l’acquisizione dell’azienda agricola I Magredi, in Friuli, 65 ettari di vigneti destinati a sostenere nuovi progetti tra vini fermi e spumanti.

Sostenibilità e nuova convivialità

La riflessione si è allargata anche alla cultura gastronomica contemporanea. «Il futuro sarà una cucina più sobria, concentrata sulla materia prima e sul rispetto dell’ambiente», ha spiegato la chef Chiara Pavan, che oltre alla Michelin ha anche una stella verde eed è da sempre focalizzata sulla sostenibilità in cucina. «Il Prosecco, con la sua freschezza, interpreta bene questa nuova sensibilità». Per la chef, emozione e sostenibilità sono ormai inseparabili: «Un piatto o un vino possono essere tecnicamente perfetti, ma diventano memorabili solo quando trasmettono la sensibilità di chi li produce».

Innovare senza perdere la rotta

Nel futuro del Prosecco, la parola chiave sembra essere equilibrio: «Non dobbiamo inseguire le mode, ma declinare la nostra identità in modo contemporaneo», ha chiarito Bolla, che ha ricordato anche come Valdo sia recentemente entrato ufficialmente nell’Associazione Marchi Storici d’Italia, celebrando così un secolo di attività mentre consolida il proprio ruolo nella storia imprenditoriale del Paese.

Ma il vero punto non è il passato. È la traiettoria.
Perché se un tempo la sfida era portare il Prosecco nel mondo, oggi è continuare a renderlo rilevante in un mondo che cambia più velocemente del perlage nel calice.

«Fare vino oggi è più difficile», ha concluso Bolla. «Ma anche più stimolante. Significa partecipare ai momenti felici delle persone e continuare a costruire valore per il futuro».

a cura di Barbara Sgarzi