Passata l’abbuffata delle Feste, si deve aprire un nuovo capitolo: nuovi prodotti e nuovi modi, ma anche programmazione e formazione, ricerca, confronto con grandi colleghi. Ecco un decalogo per il pasticcere, stilato insieme a Carlo Meo.
«A Natale si lavora tanto e si guadagna: è un dato di fatto, ma poi arriva il “gennaio del pasticcere”» esordisce Carlo Meo, esperto di marketing e comportamenti di consumo. Il primo mese dell’anno, altra certezza indiscutibile, è il più fiacco perché «la bulimia alimentare e di shopping ha bisogno di un mese di disintossicazione».
Quindi, che cosa può fare il pasticcere a fronte di un calo del lavoro? Sono tante le cose, e non tutte coincidono con il tenere aperto.
Ha senso stare aperti anche a gennaio?
Se la risposta è no, è meglio chiudere. «Solo in Italia si è ancora fermi all’idea che un’attività commerciale debba essere aperta 14 ore al giorno praticamente tutto l’anno». Bisogna fare molto bene i conti e vedere se conviene realmente restare aperti, In caso affermativo, ma serve decidere cosa e quanto produrre rispetto alla realtà delle vendite.

5 cose da fare per un ottimo “gennaio del pasticcere”
«Gennaio, come Natale, arriva una volta all’anno, ma l’attività di pasticceria è comunque diventata complessa sempre. Deve essere gestita più che subita, anticipando e prevendo opportunità ed eventuali problemi. Gennaio è una buona palestra» afferma Meo.
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Capitalizzare i nuovi contatti acquisiti nel periodo natalizio
«Tra passaparola ed e-commerce, ogni Natale la pasticceria acquisisce nuovi clienti. Capitalizzare questi contatti è importante e tutto sommato facile, in particolare per chi ha comprato online. L’obiettivo non è direttamente fargli ricomprare subito ma fargli ricomprare il prima possibile, senza aspettare il prossimo Natale, o la voglia di provare un altro pasticcere».
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Proporre qualcosa di nuovo ai clienti fidelizzati
Poi ci sono i clienti abituali, quelli che vediamo tutti i giorni per la prima colazione e nei week end anche per comprare un dolce. «Qui esiste la possibilità di proporre a gennaio qualcosa di nuovo, non dico di detox, ma di completa rottura rispetto al Natale. Troppe pasticcerie trascinano il Natale anche per tutto gennaio: dalle luminarie al panettone, il punto vendita appare come una nostalgia fané di un tempo che fu».
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Fare ricerca
Staccare vuol dire anche poter avere il tempo per fare ricerca su nuovi ingredienti, prodotti e ricette. Un’attività non così comune nelle pasticcerie italiane, ma oggi fondamentale per il successo con i clienti contemporanei. «Ferran Adrià, lo chef catalano che ha rivoluzionato la cucina negli anni Novanta, teneva chiuso il suo ristorante per 6 mesi, solo per fare ricerca» racconta Meo.
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“Curare” la propria attività
Per le ragioni che abbiamo elencato all’inizio, gennaio è anche il periodo perfetto per fare una programmazione dell’attività e organizzare il nuovo anno.
«Nella programmazione includo anche temi “trasversali”, come gli obiettivi di fatturato, la revisione degli accordi con i fornitori, l’organizzazione e la gestione del personale, gli investimenti per rinnovare la propria attività».
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Sfruttare le opportunità di Sigep
Ultimo, ma certamente non per importanza, gennaio è anche il mese di Sigep. Ci sono pasticceri che visitano la fiera e altri che ne sono coinvolti in prima persona come testimonial, giudici o partecipanti al contest. È una occasione di svago e formazione, oppure una chance di lavoro spesso lautamente retribuita.

Il gennaio ideale per un pasticcere
Per rendere produttivo questo mese, Carlo Meo suggerisce questa agenda:
– 10/15 giorni di chiusura
– Riposo, programmazione dell’anno e ricerca su nuove prodotti/ricette
– Visita a Sigep
– Riapertura con un nuovo sprint
«Poi, da febbraio, l’anno si fa in discesa (si fa per dire): all’orizzonte si vede il carnevale, poi la Pasqua e più in lontananza ancora il Natale. In mezzo, dato che non si può vivere sempre di ricorrenze, serve costanza e creatività»conclude Meo.
Foto: apertura Adobe Stock, articolo Freepik
a cura di Alessandra Sogni


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